On April 28, 2020, during the lockdown, around 7:30 pm, I receive a phone call from my father: “Also this has happened to us! They robbed us! Two men in balaclavas with shotguns!” My blood freezes, I try to understand if my parents are okay. Luckily yes! But they tell me that the robbers took everything away from them … even all my savings that I had left with them, in case they needed them.

The following days are days of reflection, of reasoning about clues, about things said and done by robbers. This is to help investigations but also to investigate for ourselves … it is clear: it is an inside job; a snake in our bosom; a friend who is very close to us, someone to whom we have opened the doors as the Trojans did with the horse slyly left to them by the Greeks. But who is the infamous? The possibilities are many, the suspicions multiply. In that confusion of thoughts, conjectures, coincidences … almost automatically, I pick up the brushes and, trying to calm the storm in my mind, I begin to let my body be in charge of painting. The brush moves by itself in a sort of clairvoyant research, and in the stains I recognise shapes, looks, expressions, memories. I try to give a face to those who didn’t have a face, to those who remained in the shadows: our friend, The Trojan Friend.

Il 28 Aprile del 2020, durante il lockdown, verso le ore 19:30, ricevo una telefonata da mio padre: ” Ci è successa anche questa! Ci hanno rapinato! Due uomini in passamontagna con fucile spianato!” Il sangue mi si gela, cerco di capire se i miei genitori stanno bene. Per fortuna sì! Ma mi dicono che gli hanno portato via tutto…anche tutti i miei risparmi che avevo lasciato con loro, in caso ne avessero bisogno. 

I giorni che seguono sono giorni di riflessioni, di ragionamenti su indizi, su cose dette e fatte dai rapinatori. Questo per aiutare le indagini ma anche per indagare da noi stessi…risulta chiaro: è un colpo organizzato da chi ci conosce bene; una serpe in seno; un amico che ci è molto vicino, qualcuno a cui abbiamo aperto le porte come i Troiani fecero con il cavallo lasciatogli subdolamente in dono dai Greci. Ma chi è l’infame? Le possibilità sono tante, i sospetti si moltiplicano. In quella confusione di pensieri, congetture, coincidenze… in modo quasi automatico, prendo in mano i pennelli e, cercando di quietare la tempesta nella mia mente, comincio a lasciare che sia il corpo a dipingere. Il pennello si muove da solo in una sorta di ricerca chiaroveggente, e nelle macchie riconosco forme, sguardi, espressioni, ricordi. Cerco di dare una faccia a chi faccia non aveva, a chi è rimasto nell’ombra: il nostro amico, The Trojan Friend.